di Silvia Angeli
Io mi giro. Tu ti alzi.
Io mi siedo. Tu mi guardi.
Il lampo del mio sorriso
e il solco della tua ruga.
Tu che allunghi la mano,
io che mi scosto.
Io che sfioro il tuo viso
che si contrae in una smorfia.
Tu accenni qualche passo. Io chiudo gli occhi.
Tu apri la bocca. E io non parlo.
Come su una scacchiera,
ognuno muove il suo pezzo.
I neri o i bianchi, quali sono i miei?
Muovo te, muovo me:
non capisco quale sia il gioco.
Esito per un momento
ed è scacco matto.
Silenzio.
Tu che ti arrabbi
ed io che sbadiglio.
Io che m’allontano
e tu che chiedi consiglio.
Sei vecchio in un istante
ed io spietata solo per noia.
Insieme battiamo in ritirata.
Come in guerra,
mandiamo avanti la fanteria.
Sacrifichiamo il sacrificabile
e poi rischiamo veramente,
ché sennò il gioco
non è più divertente.
Solo dopo contiamo i feriti.
E ridiamo contenti, fingendoci pentiti.

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