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Un aratro in questo letto (2)

19 mar

di Gerarda Pisaturo

Sospesi su fili d’aria senza fiato,
noi due da soli, a contemplare,
ormai immobili, mute parole, che spente
come candele da folate d’indolenza,
saltellano incontrollate sul nostro letto,
così come un tempo disinibiti
ed ingenui fanciulli giocosi nella sera.
Rimbalzi nel profondo di pensieri sempre più
inaccessibili, invalicabili come trincee,
echi di sorrisi e libertà che riflessi nel buio,
imbrattano muri di fosforescenti vocaboli
senza più voce, disposti in fila ad aspettare
sulla soglia di labbra socchiuse senza baci.
In bilico, tra inespressi rancori, come giostra
arrugginita dall’ossido amaro dei dissapori,
ecco questo nostro disarmonico aratro!
E basterebbe un alito, un soffio di gelo,
un cenno d’unghia, un battito di ciglia,
o il tonfo sordo di una lacrima involontaria
sul materasso, per infrangere quei
fili tesi d’euritmia, lasciando che l’aratro
precipiti rovinosamente giù nel solco
ormai scavato, dei futili errori,
delle facili incomprensioni,
delle distorsioni cognitive.
Gemiti di trasformate bestie,
dalle narici fumanti d’insicurezza,
rassegnate nel loro lento trainare,
su aride zolle di rapporti stanchi,
riparati sotto l’ombra di nivee lenzuola,
a passi ritmati dall’incessante battito
di quel pungolo con cui l’orgoglio le incita.
Ed ecco improvviso il taglio dritto e fendente
di coltelli di lingua, seguito repentino,
da quello profondo e disteso
del suo vomere critico, blocchi di coscienze
ormai divise, scivolano veloci sul versoio del rimpianto,
che solleva tristi sedizioni e ruota vorticosamente
il tempo dell’amore fino a capovolgerlo,
che penetra insensibile nel cuore
fino a deflorarne il passato,
che affonda con attrito nel friabile presente
fino a dilatarne i campi d’indifferenza,
che divarica con forza fette di rimproveri
ora sollevati in faccia come polvere.
Ed a volte è proprio il silenzio a lanciare l’urlo più forte!
Cuori che tacciono come rapiti
dalla perfezione di un tramonto d’autunno.
Un silenzio che pesa più delle cose morte,
più delle scelte, più delle colpe,
un silenzio così carico del niente,
da far desiderare la leggerezza
delle assenze e delle banali convenienze.
Coscienze ormai frolle, dissodate,
squarciate in superficie, anime fumanti di nostalgie,
lenzuola prima ordinate, profumate, apprettate,
che ora lasciano trapelare il lato inverso,
oscuro, doloroso, inquieto …. caotico!
Anime nere che ritornano in superficie
come zavorre disciolte nel sale e nel fango.
Resta solo la speranza di nuova semina,
desideri inespressi dei gesti dell’amore.
Ma ora è buio, è silenzio, è tensione.
Ora, c’è solo la mano della notte a farci l’amore.
Ora, è meglio tacere e voltarsi sul lato.
Ora, quando gli occhi non servono più
per vedere, è meglio socchiudere le ciglia
e lacrimare silenti innaffiando germogli.
Ora, è solo il tempo di fingere apparenza,
recitarsi addormentati , stringendo
forte le fredde stegole al petto.
Ora, che c’è un aratro in questo letto!

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  1. dino

    26 aprile 2010 at 22:13

    adorabile questo componimento di Gerarda. Induce a riflessioni .

     
  2. MiriamNov

    27 aprile 2010 at 19:47

    Semplicemente meravigliosa…..!!!!!
    E’ proprio ARTE!!!!

     
  3. rossano barrella

    3 ottobre 2010 at 13:44

    Che dire: DIVINA!!!