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Sprecata

15 mar

di Marco Donati
Allora non eravamo tanto importanti…
Perchè se incrocio il tuo sguardo fingo di non
avvertire quel brivido?
Mi guardi attraverso, come il fantasma del
tempo che fu.
Non trovo il coraggio di salutarti, basterebbe un
sorriso, ma avrei dovuto provarci prima
Vederti allontanare mi toglie il respiro, ma provo
un terribile sollievo: preferisco dimenticarmi di
ricordare.

E’ troppo forte la tentazione di tornare ad
abbracciarti, perciò continuiamo a fingere.
Stringo ancora in mano il brandello di quel legame
che ci univa, e mi illudo di non averlo spezzato
Da persona a me più vicina sei ora diventato solo
un indifferente estraneo.
Le cose succedono e basta.
Inizio infino a dubitare di esserci mai davvero
appartenuti, non so spiegare il tempo in cui
credevo di poterti leggere dentro.
So che mi hai sempre solo sfruttato, tua
marionetta, ma ne ero lieto, e mi lasciavo condurre.
Tua sempre la prima mossa, eri tu a riportarmi
sempre indietro, pensavo che col tempo avesse
iniziato ad importarti.

Rivali, la nostra danza era solo un altro dei nostri
giochetti, se soffrivo con te, se gioivo alla sola vista
del tuo volto, ora straniero
spiriti affini, indistinguibile ciò che penso io da cio
che pensiamo noi, quel che dicono di me da quel che
dicono di noi, io da noi.
Come fratelli, ma non ti consideravo insostituibile, non
avrei mai riconosciuto di essere così vincolato, non
avrei mai immaginato di poter avvicinarmi così
tanto a qualcuno
Ma ora non ti conosco più, siamo cambiati
Vorrei poter tornare nella tua vita così
improvvisamente ed ispiegabilmente come ne sono
uscito.

Non possiamo ripercorrere questa distanza che ci
divide, le nostre strade sono lontane, antiparallele.
Non sarei mai disposto ad ammettere di aver
sbagliato, siamo troppo orgogliosi, e celo i miei
sentimenti.

Però mi ostino a credere di sapere qualcosa di
te, stringendo le tue ultime lettere tra le dita mi
sembra di poterti toccare l’anima.
Mi si stringe il cuore d’angoscia, mi aspetto ancora
di vedere il mio amico fuori dalla porta.
Non voglio rimanere solo, ma tu resti intrappolato
nei ricordi, ma non diverrai mai un ricordo.
Come siamo giunti a tanto non saprei spiegare,
forse non ci siamo mai amati ne odiati davvero.
Forse era troppo forte e sentivamo il bisogno di
distruggerlo.

Ti passo accanto: siamo così vicini eppure così
lontani, le nostre vite si sono sfiorate solo per un
attimo e subito sono sfumate.
E’ durato troppo poco per lasciare il segno, ma
sembrava tutta la vita.
Come se non dovesse mai succedere, come se
potessimo rimanere immobili al centro del turbine.
Non ci avevamo mai riflettuto, non lo immaginavo o
non lo volevo immaginare.
Perché far finta di niente e pretendere che niente
sia accaduto è sempre più semplice.
… ma di nuovo mo trovo a pensarti.

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