di Gianluca Giraudo
Ti amo.
Sussurare e sentire le mie labbra unirsi.
Ore, minuti, secondi rubati
Tempo consumato nell’attesa di una risposta,
di un gesto, di te.
Cercate te, scoprirti:
un viaggio intenso,
colmo di sguardi, sorrisi, parole
che ora più che mai appaiono sprecate,
conservate gelosamente da quel vento
che leggero coccolava i tuoi capelli.
Un viaggio senza ritorno.
L’estate ci ha ingannati:
il sole caldo, accecante e l’aria densa
hanno soffocato istinti che, forse,
già il nostro respiro stentava a liberare.
Fiato sprecato.
Ti amo.
Parole potenti, invincibili,
destinate a perdersi nel tuo silenzio.
Il buio tra noi accresce la malinconia
per una fiamma non divampata,
ormai inevitabilmente spenta.
Maledetti ricordi:
lì anche il silenzio pare voce assordante,
il ghiaccio fuoco promettente,
l’urlo nero dentro di me
diventa una lieve pace dei sensi.
Anche ora che altre mani sfiorano il tuo viso,
che altri occhi godono del tuo sorriso,
io sono qui:
in compagnia della tua assenza,
incapace di versare lacrime che forse non meriti.
Non è tempo di andare per me.

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