di Gianluigi Nardo
Quando cavalcavo
nelle praterie dell’Eros
eri al mio fianco
come l’ombra breve
di un mezzogiorno d’estate.
Quando mi sussurravi
le poesie della sera,
la mia testa sul tuo grembo
ascoltava la malinconia
struggente dell’autunno.
Poi un aratro in questo letto
ha creato il solco della fine.
In una terra di spine,
di sangue e di ghiaccio
non c’è germoglio d’amore.
Le nostre anime
non si specchiano più
nell’acqua chiara
della sorgente dell’amore.
Siamo irriconoscibili.
Divenuti fantasmi neri
di tanto tempo fa,
finiti nell’inferno
della discordia,
e del rancore.
Senza ragione,
senza futuro,
senza speranza,
siamo piombati
in un pantano di amarezza.
Non c’è dolore nel dirti addio.

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