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Lode al principe di Piacere

20 mar

di Claudia Guizzardi

Ferma e trasognata
come lo sguardo di un gatto
ozioso che sopravvive per inerzia.

Ferma lì,
davanti ad uno schermo
illuminato da cangianti promesse,
spento da incolore disimpegno,
con la mente leggera, il brontolìo
nello stomaco e nel basso ventre,
dimentica dell’ostico garbuglio
di teorie, reprimende,
concetti, paradigmi verbali
e sociali,
dimentica della realtà.

Ferma così,
a cosa serve conoscere la teoria psicanalitica
di Adler? Era, poi, Adler il freudiano non-freudiano?
Pensieri ruminanti per lenire
i cocci aguzzi di bottiglia,
lasciano il passo a nuovi palliativi
pervicaci come i suoi quindici anni
che reclamano protagonismo
e provocatoria trasgressione,
odierno romanticismo
di miele la sensazione
di trovarsi davanti la tecnologica
cornice di sicurezza metallica;
e con un lieve tocco di soffio la studentessa imbronciata
è la Lolita corteggiata,
solo da ormoni assecondata e conturbata.
Se per sbaglio, ricordasse
ciò che la mattina il bel Professore aveva detto di Adler,
ciò sarebbe bastato per far riacquistare nitore alla sua stanza.

Saprebbe che tutto è sintomo
d’una inestinta e irresistibile onnipotenza infantile:
l’anelito volitivo all’atteggiarsi da guest star,
il potere concentrato
in un rosso rossetto,
in un’ammiccante posa acerba
flashata, linkata e commentata,
impaziente e pretenziosa
come la sua capacità d’inventare.

E infatti cos’è? L’alba dell’amore nell’etere?
Solo un’interpretazione narcisistica
di un abbozzo di sentimento.
Fermo anch’esso,
incompiuto come
ogni vita,
nella fase del mero e puro
sogno idealizzante platonico.

E’ il 2010: le magifiche sorti e progressive
del Piacere.
A se stessi.

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Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons

 
 

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