di Mirko Dadich
La sua pancia è fredda.
accanto a lei, un uomo.
l’inerzia l’inchioda al letto
lambita dai momenti
precedenti.
dal ritmo antico e vuoto.
programmata per
perpetrare l’errore.
si sente inorganica,
un prodotto d’artificio.
plastica. come plastica
che scivola dentro.
come il piacere
sentito appena.
volge gli occhi all’alto,
gelidi giochi di luce
giocano sul soffitto.
losanghe rette oblique.
fasci sottili.
pittori russi
di cui ignora il nome.
si veste,
cammina la casa.
gettando lo sguardo attorno
rivela legno bianco, poltrone blu.
un bicchiere verde,
è vetro è duro
e beve acqua.
unisce l’acqua
bocca e stomaco,
un fiume sotterraneo.
la sua pancia è fredda.
accompagna piano la porta
congedandosi.
svanendo
con un clic.

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iago
5 maggio 2010 at 11:49
Accidenti… disillusa e penetrante.
Ti stringo la mano.