RSS
 

Le sveglie non svegliano mai (per intero)

20 mar

Fuori concorso

di Alessandro Azzoni
Avevi le spalle troppo strette, e sei un po’ bassa.
E mi sembrava che ti muovevi ma invece eri ferma come una statua e chiudevo le braccia e mi toccavo i gomiti cercando di spostarmi dallo specchio.
Ti dovrai abituare a tutto.
Ti dovrai abituare alla mia tosse della mattina, mi dovrai rompere le palle finché non mi alzerò dal letto, dovremo litigare per chi laverà i piatti (che saranno sempre tanti e in pila), dovrai prendere il tuo poster del Che Guevara che attaccheremo sulle scale e dovrai abituarti al fatto che mangerò fuori pasto.
Dovremo decidere chi dei due dovrà portare fuori Sid, chi invece dovrà tenerlo dentro. E alla fine faremo tutte queste cose insieme.
Avremo dei giochi in scatola, e ci giocheremo inventandoci le regole e finiremo per fare l’amore.
E io avrò un pipa, di legno.
Ci sarà anche il frigo piccolo, che si vanterà di essere sempre pieno ma non lo sarà così tanto spesso. Finché non verranno gli altri per lo meno.
E dovrai dirmi di lavare i denti e di mettere a posto la sedia, che sarà l’unico posto in cui butterò i miei vestiti.
E speriamo che non ci sia troppo caldo in soffitta, sennò porterò un vecchio ventilatore e alla mattina ti fa farà male il collo.
E ogni tanto ci metteremo a guardare dei film come si fa nei cinema, e cercherò di non fumare troppo in casa ma di uscire sul balcone, sennò poi puzza tutto.
Impareremo a lavarci e a lavare le cose, in modo che avremmo sempre da fare, e quando avremmo da fare troppo rimanderemo tutto ancora una volta al giorno dopo.
E verremo svegliati spesso di notte, ti avverto che russo.
Poi quando avremo sistemato tutto andremo a bere sul balcone e guarderemo i gatti, e tu mi indicherai le cose piccole e parleremo solamente di quelle, come se fossimo fermi mentre la terra continua a girare veloce. Perché gira in realtà veloce: ma noi non c’è ne accorgiamo. Chissà perché ci viene il mal di auto e non il male di terra? Forse abbiamo tutti un po’ di mal di terra.
Starò alzato fino a tardi, e tu sdraiata mi dirai di andare a dormire e io userò sempre la stessa scusa
“ devo scrivere tutto, dobbiamo fare un libro e non ho finito alcuni capitoli”
Ci sveglieremo alla mattina guardandoci, ci laveremo i denti e torneremo a dormire senza rimproverarci del fatto che non vai a scuola oggi.
Staremo tutta la mattina a ridere e poi qualcuno di noi due si dovrà alzare per fare da mangiare e l’altro aspetterà che gli venga portato, e scommetto che farai di tutto per farlo fare a me.
A piedi nudi senza ciabatte ne calze, solamente a piedi nudi faremo tutto e ritorneremo svegli nel letto a lottare per le coperte.
Poi suoneranno dei telefoni, che rimarranno sempre al piano di sotto, e non risponderemo perché non avremo voglia di scendere, ed era ancora mia madre. Che ci invitava a cena, meno male.
E poi il mio cugino piccolo inizierà a bigiare e ogni tanto si rifugerà da noi e tu gli aprirai la porta vestita solo di una mia camicia lunga che ti copre anche le ginocchia.
E mio cugino diventerà rosso di vergogna ogni volta. Poi tornerò a casa e me lo racconterai.
Smettila.
Non ridere più. Non è nulla di commovente. Non ne sono capace. Sono un clow. I clow fanno ridere. E ridi.

Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons

 

Lascia un commento

Devi essere loggato per lasciare un commento.