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L'abbandono

21 mar

di Valentina Tagliabue
Ogni distacco
è una piccola morte,
un abbraccio mancato
nell’intimità della notte,
quando i sensi tacciono,
e non dovrebbero,
quando i sogni mormorano
confusi silenzi.
Ed io, che credevo ancora
al vuoto sul tuo cuscino
ho allungato una gelida mano
in cerca di te.
Ma tu eri già scomparso,
gabbiano per altre isole,
sulla scia di garofani rossi
lasciata da lei.
Una donna, una strega, una ninfa,
e per me solo nude pareti,
l’eco del suo piede di seta
ancora sui miei pavimenti.
Crudele, vattene,
e non venirmi a cercare
sul fondo di un fiume
o fra neri dirupi.
Perché è per i fragili solo
piantare le cose a metà.
Ma sembra piuttosto comune
lasciarsi macerare al sole,
temere e fuggire ugualmente
la gioia e il dolore.
E tremare al pensiero di quello
che ancor non si sa.
Dare fiducia agli oggetti
e sentirsi in loro potere,
stretti fra i denti mai sazi
di quel che non possiamo avere.
Come me, come te,
che giochiamo al gatto col topo
per stemperare lo schema
di un valido scopo.
Sono proprio le storie migliori
quelle che durano poco.

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  1. iago

    29 aprile 2010 at 19:30

    La chiusa è straordinariamente fredda e limpida, come l’aria dopo la tramontana.