di Fabiana Colantoni
Le promesse sembrano lontane
mentre la torre della gioia crolla
e si respira l’odore di ferite
lasciate da parole non dette
ospiti di un amore spento
in una quiete ormai asettica.
Righe di baci dimenticati
sopra due specchi impolverati
implodono tra i miei occhi
come crimini violenti
di un amore evaporato
dentro un silenzio umido
che ci ha consumato
fino alle ossa.
Mi rivedo dentro al crollo
mentre le nostre grida
sfilacciano i timpani
e buttano giù le porte
con la vergogna
che si allarga
come un brutto livido.
Tra le macerie ritrovo
spezzoni di abbracci
di morbide carezze
di gesti sazi di desideri
squarci di istanti
ormai abbandonati
sul nostro letto vuoto
impigliati nella coperta rossa
stappata in un attimo di rabbia.
Il lieve fruscio delle lenzuola
è stato per qualche stagione perduta
il più dolce degli inviti
nella bufera dei sentimenti
mentre ora gli unici rumori ritrovati
sono i nostri respiri appannati
che si incrociano per le scale
tra gesti sempre più lenti
e sguardi scomposti
che prendono sentieri sbagliati
per non interrogarsi.
Eccolo la il nostro amore
mentre si allontana veloce
nel buio del corridoio
indossa un impermeabile blu
sporco di vizi e ripicche
mentre troppo distratto urta
e fa cadere qualcosa,
nello schianto
solo schegge di dolore
lentamente si piega a raccoglierle
non parla, non chiede, non risponde
tra lo sgomento l’immagine
di un volto imbronciato
che annega tre le lacrime
di un possibile addio.

Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons