di Adranos
Dell’avantieri in cui eravamo sangue – non restava che il tentare, a lungo,
un segno
- cosi mi smontai l’anca per arare – muovendomi solo sulle diagonali
di quattro sospetti:
il primo la vita, che mi portò in dote il suo precipizio e le cose di paglia,
raccolte da morte,
per dare volume al mio ego di fantoccio
e così che lasciai la mia impronta
l’impronta esatta della mia lingua – con le forbici e la sagome delle parole
stese sui davanzali di ogni nostra passata discussione
le locuzioni per tappare i buchi e i periodi di lavoro a maglia
perche la sera, nel letto, ci rimboccassimo sempre con una pagina piena di appunti,
scarabocchi, cose da fare forse chissa domani
mentre ora dimmi da allora di quanti lutti e ricordi, nel freddo che più si e soli, e più fa e
farà anche stanotte freddo, dimmi, dimmelo, con quanti lutti e ricordi, ti sei coperta da
allora le spalle?

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