di Barbara Miceli
Eva era la più grande regina del dramma,
sapeva che prima o poi sarebbe successo,
la dipartita del suo Adamo per altri giardini,
e lei sola e disperata, tra rose bianche e spine.
Lei e Adamo avevano condiviso il corpo,
si erano creati un’anima comune e complice,
che soffriva, che amava, che sapeva sempre
quando l’attimo è perfetto per un ti amo.
Quelle parole scendevano come pioggia
Fra le cascate cristalline dei loro amplessi,
ma quando l’attimo passava era sempre Eva
che restava immobile a cristallizzare l’attimo.
Quando la donna rubò la rossa e rotonda mela,
lucida come la schiena puntinata di una coccinella,
pensò che la cacciata dall’Eden fosse solo per lei,
si rassegnò a passare la sua ultima notte con Adamo.
E’ una notte di tristezza e di distacco, uomo e donna
Hanno perso quell’anima comune che li univa,
e i loro corpi non sanno più come tornare uniti,
vagano in inutili carezze che zittiscono lei
e che indispettiscono lui, perché forse mai
aveva percepito quell’unione tanto sacra del corpo,
e di quell’anima che era il feticcio amato di Eva,
ma la realtà è quella di un silenzio di piombo.
I due amanti nell’addio non sanno come amarsi,
Adamo si lamenta del suo corpo sofferente,
Eva annusa tristemente una rosa bianca,
sono ormai due corpi e due anime, separati.

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27 aprile 2010 at 20:18
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