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Definizioni mondo del cinema

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Termine Definizione
Indipendente, Film indipendente
Un film indipendente è un film prodotto senza l'intervento di una grande casa di produzione (come ad esempio una delle majors di Hollywood). Può anche essere autoprodotto dal regista o coprodotto da privati, da alcuni degli attori, o da istituzioni locali (come le film commission). Le caratteristiche principali di questi film sono essenzialmente due: il basso budget e la completa libertà espressiva lasciata al regista, cosa questa che solitamente spaventa i grandi studi, che preferiscono evitare i film sperimentali per concentrarsi su progetti più sicuri e remunerativi. Inoltre, difficilmente uno studio affida un film del costo di svariati milioni di dollari a un regista esordiente, specie se ha intenzione di utilizzare attori sconosciuti. Un grande impulso ai film indipendenti si ebbe a metà degli anni ottanta con le prime videocamere, e più recentemente con i modelli digitali, che hanno permesso a schiere di giovani registi di evitare i costi proibitivi delle pellicole 35 mm, dei noleggi delle attrezzature, della stampa dei negativi, ecc.. Anche la fase di post-produzione è ora molto più economica, grazie al significativo aumento delle prestazioni dei personal computer, all'introduzione dei Dvd e al contemporaneo sviluppo di software semi-professionali sempre più sofisticati (utilizzati per il montaggio, la correzione del colore, i titoli di testa e di coda ecc.). L'aumento del numero di film indipendenti, soprattutto dei cortometraggi, ha portato alla nascita di una moltitudine di festival a loro dedicati. Fra di essi anche l'ormai famoso Sundance Film Festival fondato da Robert Redford. I film vincitori di questi piccoli festival finiscono spesso per essere acquistati dai distributori internazionali, e quindi portati all'attenzione dei cinefili di tutto il mondo. La crescente popolarità dei film indipendenti, ha costretto recentemente gli studi di Hollywood a creare delle piccole filiali per poter entrare a loro volta in questo nuovo mercato. Di conseguenza, oggi, non è più così netta la differenza fra ciò che è realmente indipendente e ciò che non lo è. D'altra parte, attori di fama internazionale sono molto attratti dal fenomeno indie, tanto da arrivare ad autoridursi il compenso pur di prendere parte ai progetti più interessanti.
MONTAGGIO
Il montaggio è la principale fase della cosiddetta post-produzione di un filmato, durante la quale il materiale disponibile è visionato, analizzato e ricomposto in base ad esigenze narrative, strutturali, ritmiche ed espressive. La "composizione" avviene attraverso tagli e unioni per mezzo di attrezzature meccaniche (come la moviola) o informatiche (workstation o software di montaggio). In particolare nel cinema, per montaggio si intende il cosiddetto "montaggio scena", in cui si dispongono le singole inquadrature nell'ordine narrativo previsto dalla sceneggiatura; il "montaggio scena" è seguito dal montaggio del suono, che si occupa della rielaborazione dell'audio, nelle sue diverse tracce. Fase preliminare del montaggio è la sincronizzazione, ovvero l'accoppiamento delle immagini ai rispettivi suoni, registrati separatamente in fase di ripresa.

Le varie riprese scelte fra le molte che vengono girate durante la produzione di un filmato, vengono poste in successione una dopo l'altra con l'operazione del montaggio. Questo ritmo può essere molto disteso se è costituito da una serie di poche inquadrature, ognuna delle quali occupa un numero abbastanza ampio di secondi, fino all'uso di una sola inquadratura o take unico: oppure può essere frenetico se le inquadrature sono moltissime e ciascuna occupa pochi secondi o anche meno.

Il succedersi di una inquadratura all'altra può avere un piglio più deciso e nervoso se il passaggio o stacco o cut è immediato: può essere invece più dolce e riposata se un'inquadratura sfuma nell'altra con una dissolvenza, spesso incrociata, in cui mentre la prima immagine scompare o dissolve, appare o assolve la seconda.

Il montaggio quindi è l'elemento dal quale dipende la percezione da parte dello spettatore del ritmo della narrazione. Insieme alla fotografia, è parte essenziale della messa in scena operata dal regista: mentre la fotografia determina l'aspetto estetico del film, il montaggio ne costituisce lo stile narrativo.
Persistenza della visione
La persistenza della visione è un fenomeno, che, come nel 1829 da Joseph Plateau nella sua "Dissertation sur quelques propriétés des impressions produites par la lumière sur l'organe de la vue" (nella quale tuttavia non parla esplicitamente di "persistenza retinica"), risulterebbe nella persistenza dell'immagine a livello retinico. Plateau riteneva che la retina dell'occhio umano avesse la capacità di trattenere l'immagine per qualche frazione di secondo anche dopo che l'immagine stessa non era più visibile. L'effetto sarebbe simile alla latenza. Uno studio sull'immagine conecutiva o "afterimage" è stato condotto dal fisico inglese Shelford Bldwell nel 1894. Una discussione sul meccanismo di formazione di questa immagine è originariamente riportata nel classico trattato di fisiologia di E. H. Starling, riscritto per l'undicesima edizione da Ch. Lovatt Evans, pagina 437. Un aggiornamento recente è di Jearl Walker "Il fantasma di Bidwell e altri fenomeni asociati" in "Le Scienze" numero 201, maggio 1985. Il concetto di persistenza retinica in rapporto al cinema viene enunciato espressamente nell'opuscolo "Nozioni sul cinematografo Augusto e Luigi Lumière", Silland, Lione, 1897, stampato anche in italiano. A dimostrare l'errore è lo psicologo Max Wertheimer (fondatore della psicologia della Gestalt) con il saggio "Experimentelle Studien ueber das Sehen der Bewegung", pubblicato nel 1912 in "Zeitschrift fuer Psychologie", Bd. 61. È questo autore a ipotizzare che la fusione di immagini simili e successive non avvenga nella retina, ma a un livello superiore e chiama questo processo "fenomeno phi". Nell'ambito della Gestalt viene successivamente fatta l'ipotesi di un corto circuito tra le diverse aree corticali di proiezione delle immagini. Dopo Wertheimer il fenomeno phi viene trattato da Hugo Munsterberg ("The Photoplay; a Psychological Study", 1916), da Paul Linke, da Rudolf Arnheim ("Art and Visual Perception", 1956), Michotte van der Berck ("Revue Internationale de Filmologie", ottobre 1948). Gli ultimi dubbi sono stati fugati da L.G. Standing e R.N. Haber in "Quarterly Journal of Experimental Psychology", 21 febbraio 1969.
POST PRODUZIONE
La post produzione è l'ultima fase della produzione cinematografica. Segue la lavorazione, in cui il film viene girato, e precede la distribuzione al pubblico del prodotto finito.
La post produzione è composta di una serie di differenti processi, riguardanti sia la parte visiva che quella sonora. In questa fase è fondamentale la figura del direttore di edizione, che coordina i lavori e al quale competono anche i titoli di testa e i titoli di coda. Egli inoltre, organizza le proiezioni di prova, gestisce i rapporti con le varie aziende specializzate, si occupa di alcune questioni legali, fino alla spedizione del film ai distributori. Le componenti principali della post-produzione sono:
  • il montaggio del film (con la moviola o più comunemente con le tecniche digitali);
  • la registrazione delle musiche, nel caso non siano già pronte o si voglia sincronizzarle alla perfezione col film montato (ad esempio per sottolineare una scena importante);
  • la creazione degli effetti speciali visivi (ad esempio utilizzando le tecniche di computer animation);
  • l'aggiunta degli effetti sonori, eventualmente facendo intervenire un rumorista;
  • la realizzazione del doppiaggio (se necessario, come per le voci fuori campo, etc.);
  • il montaggio, la sincronizzazione e il missaggio delle varie tracce audio a formare la colonna sonora;
  • la correzione del colore (eventualmente affidata al direttore della fotografia);
  • il taglio del negativo e la stampa della copia definitiva, quella poi usata per creare le copie da distribuire (ma anche in questa fase si sta iniziando ad utilizzare il digitale);
Tutte queste procedure messe assieme richiedono spesso molto più tempo di quello impiegato a girare il film. Nel caso di film con molti effetti speciali, possono essere impegnati in questa fase centinaia di tecnici altamente specializzati.
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