MONZA MOTOR FILM FESTIVAL - Bando 2012
| News - Newsflash |
ASSOCIAZIONE CULTURALE AB FILM - MONZA
Promuove
Seconda rassegna internazionale di cortometraggi su veicoli, sport e mobilità
- 1. LʼAssociazione Culturale AB FILM di Monza, promotrice della seconda edizione del MONZA MOTOR FILM FESTIVAL (MMFF), organizza una rassegna internazionale di cortometraggi sul mondo dei veicoli, sport e mobilità.
2. Il Monza Motor Film Festival si svolgerà a Monza durane il mese di ottobre 2012 (la data esatta verrà comunicata quanto prima).
3. Il Festival è aperto a tutti senza distinzione di sesso, età, religione e provenienza. Possono partecipare autori italiani e di altri Paesi che abbiano realizzato opere video di durata non inferiore ai 3 (tre) minuti e non superiore ai 30 (trenta) minuti. Il tempo va calcolato dalla prima scritta dei titoli di testa sino all'ultima scritta dei titoli di coda. La partecipazione è aperta a fiction, documentari e animazioni, di qualsiasi genere cinematografico.
4. Per l'edizione 2012 il festival non prevede sezioni. E' previsto un solo tema: il mondo dei motori, in qualsiasi loro accezione (auto, moto, scooter, altri veicoli, mobilità, competizioni ecc.).
5. Per partecipare al festival gli interessati dovranno inviare:
a) La scheda di adesione (entry-form), compilata in ogni sua parte e sottoscritta, nella quale si attesti anche di essere titolari dei diritti di utilizzazione del filmato, di conoscere in ogni sua parte il regolamento e di accettarlo incondizionatamente.
b) Due copie del film destinate alla selezione, una in formato avi compresso (DivX o xVid Hi Quality) ed una su formato DVD in standard PAL. Non saranno accettate le opere in standard SECAM o NTSC. Ogni supporto dovrà contenere un solo filmato ed essere riposto in apposita custodia. I dati che andranno riportati su etichette, sia sul DVD che sulla relativa custodia, dovranno comprendere: titolo, durata in minuti, nome del Regista e dati del/dei Titolare/i dei diritti. Le opere, o parte di esse, potranno essere utilizzate a scopi promozionali sui siti dell'AB FILM e del Monza Motor Film Festival.
c) Minimo due foto di scena e una foto del Regista in formato digitale (minimo 2.000 x 1.312 pixel). L’Associazione AB FILM potrà utilizzare tali materiali per pubblicizzare l’iniziativa e per la realizzazione editoriale del catalogo.
d) Breve sinossi dell’opera iscritta.
e) Le opere, in lingua italiana e non, che contengano dialoghi o voci fuori campo, dovranno essere presentate munite di sottotitoli in lingua inglese.
6. Non saranno ammesse al Concorso opere di Autori legati istituzionalmente all’Ente organizzatore.
7. Ogni Autore potrà presentare solo N.1 film. Ciascun Autore risponde del contenuto dei propri lavori. Il Comitato di selezione si riserva la facoltà di rifiutare qualsiasi opera che, per tematiche o insufficienze di carattere tecnico, risulti non compatibile con le caratteristiche del Concorso.
8. Il CORTOMETRAGGIO e LA SCHEDA DI ADESIONE dovranno essere inviati entro e non oltre la data del 30 giugno 2012 (farà fede il timbre postale) presso MONZA MOTOR FILM FESTIVAL C/o MBE, Via Rota 17, 20900 MONZA (MB) - ITALY. Le opere inviate per la selezione e la proiezione non verranno restituite e saranno conservate nell’archivio dell’Associazione. L’Ente organizzatore non è responsabile per i plichi danneggiati e/o pervenuti in ritardo e per eventuali furti o smarrimenti. Le opere provenienti dall'estero dovranno essere inviate con la seguente dichiarazione doganale “Senza valore commerciale, per scopi culturali”. L'invio del plico deve essere confermato tramite e-mail all’indirizzo Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. .
9. Le opera pervenute saranno selezionate da un’apposita Commissione facente capo all’Ente organizzatore del festival. Entro il 31 luglio 2012 (circa) verrà pubblicato l'elenco delle opere ammesse al festival.
10. Sono previsti i seguenti quattro riconoscimenti: -
IN CORSO DI DEFINIZIONE.
12. La partecipazione al Concorso sottintende l’accettazione integrale del presente Regolamento. Per i casi controversi e per quanto non espressamente previsto, il giudizio spetta all’Ente organizzatore del Concorso. L’elenco dei premiati verrà diffuso agli organi di informazione e pubblicato sui siti Internet dell'AB FILM e del Monza Motor Film Festival nei giorni immediatamente successivi allo svolgimento del festival.
| TIMING Pubblicazione Concorso Festival: Natale 2011; Termine invio film: 30 giugno 2012; Presentazione Programma con i film selezionati: entro fine estate 2012; Festival con proiezioni pubbliche: ottobre 2012; Serata di Premiazione: ottobre 2012; Location dell'evento: Monza. |
La Casa di Carlo
| PROGETTI E PRODUZIONI - Galleria Video |
Nell'Aprile 2011 la AB FILM ha prodotto il video-foto-documentario La Casa di Carlo che il MUseo Architettura Arte ( www.musaa.it ) ci ha commissionato.
Il filmato, della durta di dieci minuti è stato richiesto e proiettato da diverse istituzioni universitarie e non.
La casa di Carlo
testo di Paola Ardizzola
voce narrante di Patrizia Cattaneo
6 gennaio 2010: oggi sono esattamente nove mesi dalla data del terremoto, nove mesi da quella notte in cui un enorme orco impazzito è venuto da sotto terra a prendersi le nostre case, le nostre vite, la nostra città.
Tutti noi siamo stati costretti a ri-nascere quella notte, chiamati a vivere vite non nostre in case non nostre e senza le nostre cose, senza le nostre certezze, molti senza gli affetti che il terremoto ha portato via.
Durante questi mesi ho più volte pensato alla terra aquilana come una madre malevola, leopardianamente matrigna; dopo avermi sedotto per anni con la bellezza di una natura primordiale in armonia con i borghi antichi, di cui L'Aquila, anticamente definita Principessa del Sannio, era la più alta espressione, d'improvviso mi rifiutava.
Dopo aver assaporato la dolcezza di cui questo ventre materno mi nutriva, mi sono sentita come un feto abortito, come una vita in fieri improvvisamente recisa. Ma questa mattina, il giorno della mia nascita post terremoto, ho pensato che la terra non è colpevole, ma anzi vittima essa stessa della sofferenza.
Sento che devo fare qualcosa per stringermi alla terra madre che oggi mi partorisce...decido di chiamare il mio amico Carlo, che nel cuore del centro storico abitava, lavorava, gioiva ed amava, proponendogli un improbabile “recupero beni” a casa sua, così da poter entrare in “zona rossa”.
«Paola non so se ce la faccio; ogni volta che ci torno mi sento male, e non vedo l'ora di andarmene». «Questa volta è diverso – rispondo prontamente – perché ci sono io».
Accetta, credo in memoria delle antiche battaglie che abbiamo condiviso a favore di una cultura di qualità per la città.
L'appuntamento è nella parte alta dei giardini comunali, all'incrocio di via XX Settembre, che per pudore verso chi qui ha perso la vita, sfioro solamente con lo sguardo. La camionetta dei militari e dei vigili del fuoco ci segnala il punto off limits, oltre al quale si può camminare solo sull'asse principale della città, un rettilineo percorribile nella pantomima di una normale passeggiata, riaperto una volta messi in sicurezza gli edifici che vi si affacciano.
Lui arriva pochi minuti dopo di me; la sua smorfia di sorriso triste è compensata dalla bella sciarpa di seta che illumina il suo volto. Ci abbracciamo chiudendo gli occhi, e col vigile del fuoco ci incamminiamo verso quella che era casa sua.
La casa di Carlo era una casa speciale, un attico di un palazzo settecentesco dalla cui terrazza sul tetto si vedeva tutta la città; un'oasi dove spesso mi rifugiavo con altri amici per discorrere di arte, di architettura, di progetti. A lume di candela, in mezzo a cuscini esotici, mobili antichi ed opere d'arte, con il bicchiere di vino giusto si aspettava l'ora di andare a teatro o al concerto. Sono sempre stata grata alla sapiente arte dell'accoglienza che il mio amico esercitava allora, quando aveva la sua casa.
Ora non più. Con il magone nascosto ed il casco giallo in testa saliamo le scale uno per volta, attenti a percorrere il lato meno pericolante, fino a giungere alla porta d'ingresso. Benché esile, lui dà una decisa spallata alla porta, che diversamente non si aprirebbe. Entriamo insieme, e come allora mi dice: «Benvenuta!».
Il vigile del fuoco ha capito che non si tratta del solito recupero beni, ma di qualcuno che vuole ritrovare qualcosa che non risiede negli oggetti materiali da portare via.
A spalle appiccicate, come due gemelli siamesi lui ed io percorriamo il corridoio, dove libri sparsi giacciono in terra, fino a raggiungere la cucina, dove più palesi si manifestano i danni del terremoto in mura violentemente dilaniate, elettrodomestici ribaltati, interi servizi di porcellane rotti a terra su cui dobbiamo inevitabilmente camminare, ed io mi sento sacrilega a camminare su ciò che resta della vita passata di quella splendida casa.
In silenzio, raggiungiamo il meraviglioso soggiorno che ci accoglieva, spesso al suono delle note di Mina, che uscivano da uno stereo ora violentemente rovesciato a terra, con tutti i CD sopra. I divani, coperti da calcinacci, non celano la profonda crepa diagonale che come una saetta attraversa l'intera parete della stanza.
Sull'antico tavolo in legno, dove un tempo lui adagiava orgoglioso i suoi piatti da portata ricolmi di cibi squisiti, la muffa ricopre 3 frutti non più identificabili, che ora sembrano di cera mentre la splendida cristalliera, creata dal suo genio, è a terra con migliaia di piccoli, diafani frammenti di cristallo.
Le grandi piante che curava come figlie ora giacciono secche di fronte ad una finestra scardinata da cui filtrano fasci di luce che no, non riescono a ridare loro la vita.
Spostando un po' di macerie, invito il mio amico a sedersi, come facevamo allora; capisco che la riconciliazione con un luogo passa attraverso la sua fruizione, attraverso il tempo che decidi di dedicargli, attraverso la consapevolezza che vuoi riconoscergli.
Finalmente si guarda intorno, per un tempo interminabile: il suo corpo fermo rimisura lo spazio intorno a sé, uno spazio comune, familiare, nonostante tutto ancora amico.
«Ogni volta che da allora sono venuto qui – mi sussurra – ho pensato a quel film con Maryl Streep, La scelta di Sophie... quale dei due figli salvare? Avevo pensato ogni dettaglio con amore e dunque, nella fretta del “recupero beni” cosa salvare? Perché questa cosa si e quell'altra no? Tutto mi era caro, dal cavatappi al quadro di Emanuele Luzzati».
Viveva in questa casa con il suo compagno; adesso lui è un fiume di parole la cui forza sembra poter risarcire ogni muro violato, ogni finestra deturpata, ogni cristallo negato: «Quella notte, ero certo di morire. Era il rumore osceno del terremoto che me lo annunciava, un fortissimo rumore osceno. Allora anche io ho cominciato a urlare, come quando per paura si urla mio Dio! Io urlavo il nome del mio compagno, dichiarandogli tutto il mio amore, come se le mie grida d'amore potessero fermare il terremoto. In qualche modo è stato così, e adesso so perché la gente nei momenti di paura grida, perché quel grido può salvarti».
Parla più rilassato, dopo essersi acceso una sigaretta, non prima di aver ricomposto il posacenere di ceramica dentro cui ordinatamente lascia cadere la cenere bruciata, che potrebbe oltremodo violentare la casa se cadesse a terra. Questo gesto nobile mi intenerisce fino allo spasimo, e capisco quanta voglia ci sia di ricostruire, di ricostituire, di ritessere...
Abusando dell'infinita pazienza del vigile del fuoco, con estrema attenzione saliamo sul terrazzo dove lui, con gesti precisi e misurati, riordina gli oggetti sparsi. Ci abbracciamo come due fidanzati che stanno per passeggiare, e con la mente camminiamo sui tetti distrutti della città che appare ancora maestosa, infinitamente bella.
«Scendiamo giù – esclamo io – chiediamo al vigile di lasciarci camminare per le vie del centro, riprendiamoci la città con i nostri passi! Con sofferenza, con amore, come vuoi ma facciamolo!».
A Carlo s'illumina il volto, e quasi incoscientemente lasciamo di corsa la sua casa per scendere giù in strada. Il vigile del fuoco capisce, e ci concede un po' di tempo da soli. Camminiamo, ed io sono grata perché posso ripercorrere le strade di una città che a suo tempo mi ha accolto, educandomi alla bellezza, quella bellezza che, come dice Dostoevskij, salva il mondo.
Nonostante il silenzio spettrale, nonostante la percezione dello scorrere della vita improvvisamente interrotta, nonostante la brutalità delle macerie impastate di pioggia, che trattengono il segreto che si cela dietro ogni oggetto intimo che mi si è rivelato, e che non avrei avuto il diritto di guardare, L'Aquila è ancora una città bellissima, che oggi mi vede nascere, perché, abbracciata ad un amico, è con lei che mi riconcilio.
Camminando, leggiamo sulla facciata di un antico palazzo: “Non domus dominum, sed domum dominus” e lui commenta: «Vedi Paola, non la casa al padrone, ma il padrone alla casa». Chi lo decida, questo non lo sappiamo, ma sappiamo che è vero e che oggi la città, che per noi è casa, ci ha scelto, ci ha voluto, ci ha partorito. Sappiamo di appartenere alla città, e di appartenerci l'un l'altro come abitanti della città.
Ogn'om che al mondo vene / nasce primamente ai suoi e al suo Comune, scriveva Brunetto Latini, nel XIII secolo. Immediato comprendere da questi versi l'appartenenza del singolo sia alla comunità che alla città, verso cui si avevano doveri ma grazie alla quale si poteva vantare un'identità, una protezione, un'appartenenza che nell'ambito della collettività connotava ogni cittadino singolarmente.
Sia il senso di appartenenza il vero cemento che può ricostituire la città.
Le sue pietre sono ancora la nostra anima che respira.

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